Federico II
Con la voce di Enzo Decaro, accompagnata da suggestive melodie, si muove l'inquietante introspezione di un emozionante cammino fra i ricordi della vita di un uomo giunto al suo epilogo. A narrare però non è un uomo qualunque ma l'affascinante imperatore Federico II di Svevia che apre il suo cuore in punto di morte all'amato figlio Manfredi. Ancora il rivoluzionario imperatore si dimostra in tutta la sua grandezza anche in quest'ultimo soffio di vita, rivelando le proprie contraddizioni e i dubbi che lo portarono a sconfinare i preconcetti razziali e religiosi, in un crescendo di elevazione mistica alla ricerca di risposte che la chiesa del cupo Medioevo non era riuscita a dargli e che lo avevano spinto a cercarle altrove fino ad erigere ad icona delle religioni monoteiste il Castel del Monte, le cui pietre avrebbero risuonato per sempre dell'eterno fluttuare della materia allo spirito e del reciproco senso di nostalgia l'una dell'altra.
In questa sorta di confessione che si consuma nella notte del 13 dicembre 1250 a Castel Fiorentino affiora il vero anomo di un imperatore,la cui sapienza lo aveva portato a districarsi fra le spire di un secolo buio, ma con la maturità della ragione temperata dai sentimenti del cuore, nel quale avevano trovato posto anche il rispetto e l'amore per le donne che lo avevano accompagnato nella sua ascesa. Il sipario per Federico II cala sul rimpianto verso l'unico amore della sua vita, Bianca Lancia che fino all'ultimo istante egli invocherà, prima di consegnare lo scettro del regno al figlio e liberare il proprio spirito con una promessa, ritornare in questa terra tanto amata, dove era rimasto sepolto il suo cuore.
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